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Il detersivo si vende cosė.
.... o cosė. (www.chimicasostenibile.com)
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Riportiamo una significativa esperienza già da alcuni mesi in atto in Italia che dimostra come anche da noi sia possibile orientare diversamente i consumi in maniera più consapevole ed attiva, ... basta volerlo.
Produrre meno rifiuti è semplice: basta non comprarli. Gran parte della spazzatura prodotta dalle famiglie è infatti composta da scatole, imballaggi, sacchetti spesso inutili o troppo voluminosi. In provincia di Torino si è cercato di dare il buon esempio, a cominciare dai detergenti.
Una donna entra nel negozio con una borsa in mano, ne tira fuori un flacone vuoto e lo porge al venditore perché glielo riempia. Lui avvicina il contenitore a una bocchetta da cui non esce birra, ma detersivo alla spina. Detergente liquido per lavatrice, bucato a mano, capi delicati, ammorbidente, o detersivo per i piatti (ma non per lavastoviglie, escluse a priori perché antiecologiche), per i pavimenti e i vetri: un litro di prodotto e nemmeno un grammo di rifiuto. Riutilizzare la plastica è ben più conveniente che riciclarla, perché lo stesso contenitore può servire un grandissimo numero di volte a costo zero. Inoltre il consumatore risparmia sull'acquisto del prodotto, al netto della confezione. Rifiuti? Non comprarli! È questa, dunque, la nuova frontiera per arginare il problema dello smaltimento dei rifiuti: produrne il meno possibile. E da qualche tempo se ne sono accorte anche le pubbliche amministrazioni che, tra le attività volte a gestire i rifiuti, come la sensibilizzazione sulla raccolta differenziata, hanno studiato strategie di riduzione degli imballaggi. È nato così "Riducimballi - Negozi leggeri", un progetto proposto dall'Ecologos di Torino (via San Massimo 4 - 011/19507736), con il contributo della Provincia di Torino (info: 011/2898241). Sperimentato da gennaio in tre città del torinese, Collegno, Venaria e Quincinetto, oggi il progetto ha preso piede in altri comuni piemontesi, ed è pronto a sbarcare anche in Calabria, Campania, Lazio e Puglia. Si tratta di sensibilizzare popolazione e negozianti sulla riduzione degli imballi (specialmente cellophane, polistirolo, cartone e plastica) che avvolgono in grandi e spesso inutili quantità la maggior parte dei prodotti. Ovvero preferire le confezioni "formato famiglia" a quelle monodose, quelle più leggere e sottili a quelle ingombranti, scegliere maionese e dentifricio senza tubo di cartone, comperare gli affettati al banco e non confezionati, fare la spesa con le borse di tela ecc... La prima azione concreta è il riuso dei flaconi dei detersivi, che una volta esauriti possono essere nuovamente riempiti. Alcuni negozi si sono dotati di dispenser per la vendita di detergenti sfusi, mentre un furgone attrezzato con fusti, spillatori e bilance staziona presso i mercati rionali e raggiunge a casa i clienti anziani e disabili, coprendo anche le zone dove i negozi non hanno aderito al progetto.
Esperienze pilota A Quincinetto, paese di un migliaio di abitanti al confine con la Valle d'Aosta, sono due i negozi che vendono detersivi a peso. «E hanno già esaurito due volte le scorte - annuncia il sindaco, Fabrizio Bernabé - In un piccolo centro le buone pratiche si diffondono più in fretta. Sempre più gente è convinta che sia necessario produrre meno rifiuti, ma non sempre trova il modo concreto per farlo». Uno dei punti vendita a Collegno, nell'area metropolitana torinese, è la bottega del commercio equo e solidale Casa Wiwa, che ha proposto la ricarica dei flaconi di detersivo anche prima che partisse il progetto Riducimballi. Anzi, proprio dal successo ottenuto da questo negozio è partita la spinta a diffondere l'esperienza nel resto della città. «La distribuzione avviene su scala locale attraverso una cooperativa - racconta Juan - Il prezzo è leggermente maggiore rispetto allo standard del supermercato, ma è in linea con gli altri prodotti del commercio equo e chi li compra lo fa per una scelta etica». «Abbiamo deciso di non essere presenti negli ipermercati per non soffocare la piccola distribuzione e anzi consentire che si "specializzi" - chiarisce Cinzia Vaccaneo, responsabile di Riducimballi per l'Ecologos - Ovviamente quelli alla spina sono anche detergenti a basso impatto ambientale, che hanno originato un mercato promettente anche per le ditte che si candidano come Aziende leggere». Come la Allegrini di Grassobbio, in provincia di Bergamo, che è il fornitore ufficiale dei detergenti di Negozi leggeri. «Anche in questo settore, però, stiamo cercando di avere un regime di concorrenza, per aumentare la qualità riducendo il costo», afferma Cinzia Vaccaneo.
A tutta leggerezza Ogni comune coinvolto nel progetto cercherà adesso di variegare l'offerta con altri prodotti da vendere sfusi (pasta, legumi, latte, acqua), con l'obiettivo di realizzare entro cinque anni un franchising di negozi completamente disimballati. Sempre in provincia di Torino, ad esempio, la città di Rivoli ha deciso di partire con la vendita del latte alla spina, mentre Brandizzo preferisce iniziare a ridurre gli imballi delle attività di ristorazione, aderendo a Ristoranti leggeri, altra variante del progetto. «Riducimballi è solo una tappa del programma di gestione integrata che prevede per il quinquennio 2004-2009 una riduzione dei rifiuti dell'1%», spiega Angela Massaglia, assessore all'Ambiente e allo sviluppo sostenibile della Provincia di Torino, dove nel solo 2003 sono state prodotte oltre un milione di tonnellate di rifiuti urbani. Un obiettivo solo apparentemente modesto, dato che la tendenza generale è di un costante aumento della produzione di rifiuti, che in Italia dal 1991 al 2002 è passata da 350 kg pro capite all'anno a circa 520. Oltre agli esercizi commerciali, inoltre, si pensa di responsabilizzare direttamente le amministrazioni comunali con il marchio di Comune leggero: per ottenerlo si chiede ad esempio di disincentivare l'uso di stoviglie e tovaglie usa e getta durante le manifestazioni pubbliche. «Quando chiediamo ai cittadini un maggiore impegno per l'ambiente e di fare la raccolta differenziata - spiega Silvana Accossato, sindaco di Collegno - a volte ci sentiamo rispondere "E voi cosa fate?". Nel nostro comune da una quindicina d'anni nelle mense scolastiche non si usano stoviglie di plastica, ma piatti di ceramica, bicchieri di vetro e posate d'acciaio. Certo è un costo lavarle, sarebbe più pratico buttare via tutto a fine pasto, ma è una scelta di cui andiamo fieri». Dopo Negozi leggeri e Comuni leggeri, una delle prossime forme in cui si declinerà il progetto Riducimballi sarà proprio Scuole leggere. Anche perché sensibilizzare i ragazzi a questi temi significa creare una cittadinanza futura più attenta e responsabile.
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