Il diverso peso dato alla R.D. dai diversi orientamenti sullo smaltimento dei rifiuti.

 


Sono oramai molti mesi che si fa un gran parlare degli inceneritori di rifiuti, i cosiddetti termovalorizzatori e questo parlare si è intensificato ancor più con la crisi campana dei rifiuti. Spesso la popolazione è insorta contro le amministrazioni che, a vario livello, hanno proposto o attivato la procedura per una nuova installazione. Fiumi di parole sono stati, e vengono ancor oggi, spesi per confutare le tesi delle fazioni dei "pro" da parte dei "contro" e viceversa, in un continuum che pare non debba avere fine.
Non è questa la sede per affrontare tecnicamente e dettagliatamente le peculiarità di questi impianti, anche perchè quale che sia la nostra posizione sarebbe immediatamente confutata dalla parte avversa con una diversa interpretazione di dati e cifre, che, sembrerà strano, ma quando questi entrano a far parte della "comunicazione" non obbediscono più all'arcinoto assunto "la matematica non è un'opinione".
Questo gran parlare sui media, proprio perché puntato marcatamente sul pomo della discordia, sul termovalorizzatore e non sul ben più ampio processo che eventualmente vede esso come ultimo e residuale anello della intera catena di gestione dei rifiuti, può generare, da parte dei cittadini non propriamente attenti, un'errata valutazione delle soluzioni proposte. Molti messaggi rischiano di far intendere la scelta dell'incenerimento dei rifiuti come una scelta più o meno indolore ancorché risolutiva e sostitutiva della R.D. Altri, invece, raffigurano la termovalorizzazione come un male assoluto, improponibile neanche per periodi ed in quantità limitate. Crediamo che questi messaggi fonti di potenziali interpretazioni errate siano quanto meno riduttivi dei vari aspetti del problema. Nonostante tutti si prodighino a evidenziare l'importanza della R.D., spesso, dal tono degli stessi messaggi, si desume quanto diverso sia il valore dato a questo argomento dalle varie parti da cui i messaggi provengono.

Coloro che puntano essenzialmente sul lavoro dei termovalorizzatori e che quindi li ritengono una soluzione centrale per la riduzione dei rifiuti, considerano che la R.D. vada fatta ma che sia più conveniente investire su processi tecnologici di selezione meccanizzata dei rifiuti e sul miglioramento degli stessi termovalorizzatori più che investire in educazione dei cittadini promuovendo comportamenti di consumo ecologicamente consapevoli e di miglioramento della R.D., nonché nella riduzione degli imballaggi da parte delle imprese. Per questi i rifiuti sono risorse ma il cui utilizzo è oneroso da molti punti di vista. Cambiare la cultura, imporre un cambiamento di rotta alle industrie non è fattibile tanto che l'unica risorsa che possa ritenersi vantaggiosa è l'energia elettrica e termica ottenuta dalla combustione dei rifiuti. Gli aspetti di pericolosità dei fumi e sulle ceneri che risultano dai processi di combustione sono da ritenersi un male minore, risolvibili ottimamente con le tecnologie attuali.

Coloro che si pongono in una posizione intermedia che potremmo definire "di necessità", affermano che, pur essendo vero che sarebbe più opportuno investire su alternative all'incenerimento dei rifiuti, allo stato attuale, è l'unica soluzione possibile per liberarsene velocemente. La presunta insalubrità di questi impianti è riconosciuta come vera ma è intesa come un male necessario da sopportare per un po' di tempo (vent'anni è il tempo medio di ammortamento di questi impianti) affinché la cultura dei cittadini cresca sufficientemente, le aziende abbiano il tempo di convertire le loro produzioni e le amministrazioni locali di organizzare al meglio i servizi di raccolta differenziata, nonché il riciclaggio possa diffondersi più compiutamente per ogni tipologia di materiale.

Coloro che invece si pongono in una posizione completamente antagonista alla scelta dei termovalorizzatori considerano la R.D. la "madre di tutte le battaglie" da vincere assolutamente puntando a raggiungere in breve tempo l'ideale 100%. Essi portano a conforto della loro tesi esperienze anche nazionali di virtuosismo organizzativo delle amministrazioni e di educazione civica dei cittadini. Il cambiamento del modo di consumare, dei processi produttivi, dell'applicazione di processi alternativi all'incenerimento, sono per questi una necessità inderogabile da realizzarsi perché è l'unica soluzione definitiva ed è a beneficio di tutti. La pericolosità delle diossine (emesse dai vecchi impianti) e delle microparticelle (PM 2,5 emesse dagli impianti più moderni) emesse con i fumi di combustione nonché le copiose emissioni di anitride carbonica rendono gli inceneritori una scelta improponibile nonché concettualmente obsoleta. Anche lo stoccaggio e lo smaltimento delle ceneri, classificate come rifiuti speciali, non è di facile soluzione soprattutto in considerazione di un massiccio smaltimento di rifiuti attraverso l'incenerimento. I costi economici di gestione di questi impianti li rendono altresì sconvenienti rispetto ad altri metodi alternativi.

Una cosa è certa e sembra che tutti siano d'accordo su questo punto: l'Italia è in ritardo! È evidente che le ricette proposte per mitigare questo ritardo sono alquanto diverse.

C'è da chiedersi, però: perché i paesi, già da tempo orientati allo smaltimento tramite incenerimento, stanno dirigendo la loro attenzione anche su alternative diverse? Eppure oggi le tecnologie di incenerimento sono più efficienti e più pulite che in passato!
Perché l'Europa non considera i rifiuti come fonte rinnovabile per la produzione di energia e l'Italia da sola lo fa?
L'unica risposta che ci sembra plausibile e quella che noi italiani siamo certamente i più intelligenti e furbi. Arriviamo lì dove altri non arrivano!
A di là di facili ironie, crediamo che sia giusto valutare tecnicamente altre alternative per lo smaltimento e che questo vada fatto da organismi competenti e da persone preparate evitando che le loro valutazioni siano strumentalizzate mediaticamente e politicamente. Crediamo anche che i cittadini oltre che avere il sacrosanto diritto di richiedere il rispetto delle regole, il rispetto del territorio e che le emergenze non diventino occasione per ulteriori abusi o forzature, possono e devono impegnarsi maggiormente in prima persona. Ad iniziare con l'impegno quotidiano nella R.D. che non deve più essere considerata una scomoda incombenza ma semplicemente un'attività come tante altre che compiamo quotidianamente senza porci domande. In pratica deve diventare un'abitudine. È altrettanto importante che si inizi ad applicare un modello di consumo più consapevole e rispettoso dell'ambiente, il che non significa privarci delle comodità ma semplicemente di "cambiare" alcune consuetudini. Tutto ciò può significare scegliere, quando possibile, prodotti con imballaggi ridotti e riciclabili o meglio sfusi, ridurre l'uso di sacchetti di plastica, ridurre l'uso di contenitori usa e getta (tovaglioli, piatti, bicchieri, vassoi, etc.), ma significa anche sprecare meno acqua o energia elettrica o evitare di usare l'auto quando se ne può fare a meno. È altrettanto utile attivarsi in associazioni o anche solo nella rete di conoscenze per diffondere una cultura più risparmiosa e rispettosa dell'ambiente o chiedere alle Amministrazioni, anche insistentemente, di migliorare il servizio di R.D. e delle Isole Ecologiche, etc. Questo è un modo per contribuire a cambiare le cose senza aspettare che gli "altri" lo facciano.
Essere cittadini significa interpretarne il ruolo in tutti gli aspetti; essere attivi e meno inclini al "è più comodo per me, oggi" e, al contrario, essere maggiormente rivolti al "è meglio per tutti pensando al domani" è sicuramente un modo per farlo.