I simboli | 

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I simboli che ci aiutano a "separare" i rifiuti

I produttori hanno l'obbligo di indicare sulle etichette una serie di informazioni tra cui anche quelle che riguardano le caratteristiche del materiale usato per l'imballaggio al fine di aiutare i consumatori alla corretta separazione dei rifiuti.
La maggior parte dei materiali che costituiscono gli imballaggi è, infatti, "codificata" con un simbolo che abbrevia il nome del costituente dell'imballaggio stesso. Questo simbolo può essere libero o racchiuso dentro un esagono, un cerchio o un triangolo.

Qui sotto, sono elencati i principali simboli che ritroviamo sulle etichette dei prodotti che acquistiamo:


PE è il simbolo del Polietilene; a volte viene specificato se si tratta di PE ad alta densità (HDPE, PE-HD) o a bassa densità (LDPE, PE-LD). Lo si può trovare indicato anche con il numero 2 (HDPE) o 4 (LDPE).

PET è il simbolo del Polietilentereftalato ; lo si può trovare indicato anche con il numero 1.

PVC è il simbolo del Polivinilcloruro; lo si può trovare indicato anche col numero 3.

PP è il simbolo del Polipropilene ; lo si può trovare indicato anche con il numero 5.

PS è il simbolo del Polistirolo; lo si può trovare indicato anche con il numero 6.

VE è il simbolo del vetro.

CA è il simbolo del cartone accoppiato ad altri materiali ("poliaccoppiato").

AL è il simbolo dell' alluminio.

ACC è il simbolo della banda stagnata.

PI è il simbolo generico dei materiali poliaccoppiati.

Altri simboli identificano alcune caratteristiche delle sostanze che contengono e che pertanto devono essere differenziati quali rifiuti pericolosi. I principali sono:

Rifiuti infiammabili

Rifiuti irritanti

Rifiuti tossici/nocivi



A corredo della simbologia sopra descritta, i produttori degli imballaggi aggiungono altre informazioni sotto forma di figure.
Le principali sono descritte di seguito:


Contributo per riciclaggio
Questo simbolo indica che il produttore aderisce ai consorzi, previsti dalla legge, per organizzare il recupero e il riciclaggio degli imballaggi. Molto diffuso nel Nord Europa, in Italia è di scarso significato perché le Autorità competenti non hanno emanato disposizioni precise. Viene comunque esposto da parte dei produttori che esportano in altri paesi europei dove tali consorzi dono già funzionanti.


Imballaggi riciclati o riciclabili
I simboli triangolari con le freccie che si rincorrono nascono entrambi con la direttiva europea del 1983 sugli imballaggi. Il primo riguarda le confezioni di carta o cartone. Il secondo quelle di plastica. Entrambi possono voler dire due cose: che l’imballaggio è riciclabile ma non necessariamente riciclato, oppure che parte del materiale è riciclato. Pertanto, senza ulteriori specificazioni, questi marchi sono ambigui.
i numeri presenti all'interno del secondo marchio, da 1 a 6, indicano il tipo di plastica utilizzata secondo un codice prestabilito. Tavolta il numero è accompagnato anche da sigle, per una maggior precisione (es. 02 –PE-HD Ossia Politilene High Density; 04 – PE-LD ossia Politilene Low Density). La presenza del numero 7 indica che il materiale non è riciclabile.

Invito alla raccolta differenziata
Questi simboli indicano genericamente che la confezione va gettata nei contenitori della raccolta differenziata.

il simbolo con il cestino che spesso appare raffigurato in varie modalita come ad esempio a sinistra, significa "non disperdere nell'ambiente dopo l'uso"; ci ricorda che i rifiuti non vanno abbandonati nell'ambiente ma riposti negli appositi contenitori.

Il simbolo con la confezione schiacciata, anch'esso riportato in due esempi, si ritrova soprattutto nei contenitori brik del latte e dei succhi di frutta; essendo materiali poliaccoppiati, quindi difficilmente riciclabili, l'unica accortezza che possiamo attuare per diminuire il loro impatto ambientale è ridurne il volume appiattendoli, per occupare meno spazio. Anche per le bottiglie di plastica è evidente l'indicazione di provvedere al suo schiacciamento prima di introdurla nell'apposito cassonetto, così facendo essa occuperà meno spazio, circa 1/3 dell'originale.



ECOLABEL marchio di qualità ecologica
Un fiore a dodici stelle con al centro la “E” di Europa é il marchio che segnala nei negozi della Comunità europea i prodotti con minor impatto negativo sull’ambiente.
Creato dalla Commissione dell’Unione Europea nel 1992, è l’unico marchio ufficiale esistente in Europa per la qualità ecologica. Indica che il prodotto è stato ottenuto con un ridotto impatto ambientale in ogni fase del suo ciclo di vita (produzione, imballaggio, distribuzione, utilizzo, smaltimento). A ogni stadio del processo di produzione e di consumo, sono presi in esame aspetti come l’inquinamento di aria e acqua, le materie prime impiegate, il consumo di energia e di altre risorse naturali, i residui di pesticidi e di metalli pesanti gli effetti generali sull’ecosistema.
I criteri sono elaborati secondo una complessa procedura che prevede l’intervento di organismi nazionali competenti (in Italia è L’Agenzia Nazionale per L’ambiente ) della Commissione Europea dei rappresentanti dell’industria, commercio , consumatori e ambientalisti. Qualsiasi impresa può chiedere alle proprie autorità nazionali l’attribuzione del marchio di qualità ecologica, che una volta ottenuto sarà valido in tutti i paesi comunitari.
In Italia le procedure per l’attribuzione del marchio comunitario di qualità ecologica sono definite dal decreto n.413 del Ministero dell’Ambiente adottato il 2 Agosto 1995. La procedura per ottenere il marchio è ormai completa per dieci settori industriali carta igienica, carta per la casa, carta per fotocopie, lavatrici, frigoriferi, detersivi per lavatrici, lampadine a uno e a due attacchi, T-shirt e lenzuola, vernici e pitture per ambiente.



Codice ambientale
Indica che l’azienda ha aderito al codice europeo di "buona pratica ambientale". Si tratta di un codice volontario elaborato dall’AISE, l’associazione europea che raggruppa gran parte delle aziende produttrici di detersivi e prodotti per l’igiene della casa. Il codice, benedetto dall’Unione Europea, impegna i produttori a ridurre gli imballaggi e a promuovere presso i consumatori un uso più razionale del prodotto e dell’energia, scegliendo la durata e tipo di lavaggio più appropriati.


Biodegradabilità
Questo simbolo, che troviamo su gran parte dei detergenti per la casa, attesta l’uso di agenti tensioattivi degradabili al 90% in 28 giorni. Alcune aziende affermano che il prodotto è biodegradabile al 100% secondo i criteri fissati da test di convalida previsti dalle direttive europee.
Non è un marchio che attesta una particolare ecologicità del prodotto perché la biodegradabilità degli agenti tensioattivi è una caratteristica che devono avere tutti i detersivi, in quanto è imposta dalla legge 136 del 1993. Per il consumatore sarebbe più utile un riquadro ben visibile con l’indicazione della composizione chimica dei detersivi.


Non danneggia l'ozono
E’ un marchio retorico perché i CPC, i gas che contribuiscono all’allargamento del buco nella fascia di ozono, sono vietati dal 1995 e sono stati sostituiti da miscele a base di propano, butano e arta compressa. I CPC continuano a essere consistenti in alcuni spray per uso medico, come il ghiaccio chimico ampiamente utilizzato nel settore sportivo.